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Il Cantastorie Festival

  • Immagine del redattore: Filippo Reggiani
    Filippo Reggiani
  • 29 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

In un’epoca segnata dalla rapidità del consumo culturale e dalla frammentazione dell’attenzione, la fiera del libro continua a rappresentare uno degli ultimi luoghi in cui la parola scritta si manifesta come atto pubblico, come gesto di incontro e di responsabilità. Non si tratta soltanto di un mercato editoriale, ma di uno spazio simbolico e concreto in cui il libro torna a essere ciò che è sempre stato nella storia europea: strumento di trasmissione del sapere, veicolo di memoria, fondamento del dialogo civile.

La fiera del libro che si inserisce nel Cantastorie Festival di Mirandola, ideato e organizzato da Filippo Reggiani, nasce precisamente da questa consapevolezza. Non come evento accessorio, ma come cuore pulsante di una riflessione più ampia sulla narrazione, sulla poesia e sulla parola detta e scritta, in continuità con una tradizione che affonda le proprie radici nel Medioevo e nel primo Rinascimento.

Nel mondo medievale il libro non era mai un oggetto neutro. Era raro, prezioso, spesso collettivo. Attorno ad esso si costruivano comunità di studio, di ascolto, di interpretazione. Come ricorda Isidoro di Siviglia nelle Etymologiae:“Sine litteris, mors est memoriae” — senza le lettere, la memoria muore. La fiera del libro, in questa prospettiva, non è che una forma moderna di quella stessa custodia della memoria, un luogo in cui editori, autori e lettori partecipano a un medesimo patto culturale.

All’interno del Cantastorie Festival, la fiera assume una fisionomia particolare. Non è soltanto esposizione, ma dialogo. I libri convivono con la poesia orale, con la musica, con la parola performativa, ricomponendo quella frattura moderna tra testo e voce che la cultura medievale non aveva mai conosciuto.

Del resto, come ammoniva Ugo di San Vittore,“Omnia disce: videbis postea nihil esse superfluum” — impara tutto, vedrai poi che nulla è superfluo.

In questo senso, Mirandola — città di Pico e della grande tradizione umanistica — ritrova, attraverso il Cantastorie Festival, una vocazione storica: quella di essere crocevia di saperi, spazio in cui la cultura non è ornamento, ma esercizio critico e responsabilità collettiva. La fiera del libro si configura allora come una piazza del pensiero, in cui la pluralità delle voci editoriali non produce dispersione, ma ricchezza.

In un tempo che tende a ridurre il libro a prodotto e la lettura a consumo, iniziative come questa riaffermano una verità semplice e radicale: la cultura è un atto condiviso, e la fiera del libro, quando è pensata con rigore e visione, resta uno dei suoi strumenti più alti.

Filippo Reggiani

 
 
 

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"La nostra società ha un disperato bisogno di bellezza"

"Quis in igne positus igne non uratur

Francesco de Pascale, nella prefazione de Gioie e Lamenti di un Cantastorie

Archipoeta, Carmina Burana, carmen 191 Estuans intrinsecus

Piazza Giuseppe Garibaldi, 15, 41037 Mirandola (MO), Italia

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