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  • Immagine del redattore: Filippo Reggiani
    Filippo Reggiani
  • 3 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Mezzo litro di latte

- la parola ai testimoni e alle vittime dell’amianto

Di Giacinto Bevilacqua, con prefazione di Felice Casson


Mezzo litro di latte è un saggio che raccoglie le esperienze di 27 persone con l’amianto. Tra queste troviamo operai, che hanno lavorato tutta la vita a contatto con questo materiale, inconsapevoli dei danni che avrebbe provocato loro a distanza di non molti anni. Alcuni di loro avevano cominciato giovanissimi, a 16 anni, a lavorare negli stabilimenti, contenti di portare a casa per la prima volta la pesante busta paga; altri lavoravano per mantenere la famiglia, inconsapevoli di portare a casa residui di amianto, che avrebbero poi danneggiato anche i familiari. Leggendo alcune di queste testimonianze, ci si potrà accorgere, con grande amarezza e indignazione, di come le persone lavorassero all’oscuro del pericolo. <<Essendo giovani e vivaci, ogni tanto ci capitava di farci qualche scherzo, per esempio si raccoglieva un blocco di amianto e lo si frantumava sulla testa del collega per giocare, come se fosse neve>> non so voi ma alla lettura di questa frase io sono atterrita.

Tra le varie storie di questo non troviamo solo testimonianze di operai. Infatti una delle storie che mi ha più colpita, è quella di un bambino, che un giorno porta a casa da scuola un sasso, che in seguito si scoprirà essere amianto. Ne verranno poi trovati circa una trentina nel giardino della scuola. Ora, se per molti anni degli operai sono stati in contatto con l’amianto, come è possibile che abbiano fatto lo stesso dei bambini piccolissimi?

Queste sono solo alcune delle testimonianze raccolte in questo libro. All’inizio ero un po’ scettica sulla lettura di questo libro, non pensavo potesse interessarmi più di tanto; ma andando avanti nella lettura ho capito quanto questo sia un argomento importante, sebbene spesso trascurato. Felice Casson dice che questo libro, [...], dovrebbe essere letto non solo nelle scuole, ma nelle aule di tribunale e della politica. Ora, a lettura ultimata, non posso che essere più d’accordo. Senz’altro dovrebbe essere letto da più persone possibile, in modo che le voci di queste 27 persone possano finalmente essere ascoltate.

a cura di Clizia Volpicelli

 
 
 

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