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Presentazioni di libri
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Prendendo le mosse dallo studio del mito e del folklore europeo, Paolo Battistel si avventura nei recessi più profondi delle fiabe, antiche storie generate all’alba dell’umanità e solo in apparenza tanto semplici da sembrare “storie per bambini”, ma che in realtà portano in grembo simboli tra i più arcaici. Perché la fiaba è un racconto sacro, fondativo del carattere e della memoria di un popolo, in cui i protagonisti (e con essi le comunità) compiono un viaggio denso di pericoli, affrontano mostri, animali parlanti e prove iniziatiche, perdendo l’innocenza naturale e divenendo “adulti” consapevoli. In questo saggio l’autore si concentra sull’elemento femminile nelle fiabe, perché spesso sono le donne a essere protagoniste, in principio come raccoglitrici e narratrici di queste storie e poi come personaggi all’interno delle stesse, sia nelle vesti di oscure streghe come Baba-Jaga, che in vergini innocenti come Rosaspina, la bella addormentata nel bosco caduta nell’incantesimo del fuso.
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“Il fuoco uccide, il fuoco vendica”. Sono queste poche parole, un anonimo monito color sangue, l’unico indizio che resta a siglare le strane morti che cominciano a verificarsi nella grassa Bologna in un’estate come tante. Quando Enea, un pompiere ironico e disincantato con una repulsione per il codice stradale e il fiuto infallibile di un segugio, le legge per la prima volta tra i resti di un incendio che si è portato via un vecchio amico e collega, si rende subito conto che c’è qualcosa di insolito. Un romanzo a tinte gialle – o meglio rosse – pieno d’azione che, tra frenetici interventi sul campo, vicende personali e cronache dei tragici episodi che hanno infestato gli ultimi cinquant’anni del nostro Paese, segue le indagini di Enea che si addentra sempre di più nei risvolti di questa sadica caccia all’uomo.
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Sono pochi i gesti che bastano alla parola di Costanza Canali per dissipare il buio che sta attorno o per nuotarvici senza paura. Sembra che la ricerca abbia a che fare con il ritrovamento: il ritrovamento di un qualcosa che è precedente, sotterrato. Con il coraggio di addentrarsi in «un vuoto / oscuro / abisso / che non si riempie», Canali non scrive ciò che ha capito ma capisce scrivendo. Così la sua poesia è sempre un manufatto vivo, bruciante, essenziale come la lama di un pugnale sconosciuto.

Sono pochi i gesti che bastano alla parola di Costanza Canali per dissipare il buio che sta attorno o per nuotarvici senza paura. Sembra che la ricerca abbia a che fare con il ritrovamento: il ritrovamento di un qualcosa che è precedente, sotterrato. Con il coraggio di addentrarsi in «un vuoto / oscuro / abisso / che non si riempie», Canali non scrive ciò che ha capito ma capisce scrivendo. Così la sua poesia è sempre un manufatto vivo, bruciante, essenziale come la lama di un pugnale sconosciuto.
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Pavignane è poco sotto il Po, vicino a tratti di costa ancora umidi che in paese chiamano “la Palude” ed è attraversata da quella che un tempo veniva chiamata la “Strada Imperiale”, parte del cammino che portava pellegrini e mercanti dalla Germania a Roma. Lungo un arco di tempo che va dagli anni di Giovanni XIII, passando per la rinuncia al soglio di Pietro di Benedetto XVI, fino a intravedere la fine del papato di Francesco, incontreremo vari personaggi: Angelo che, raccontando agli amici storie del paese, ricorda loro l’antico patto per cui sarebbero scappati dalla schiavitù della provincia; Giovanni che, ammalatosi di Covid, entra in una claustrofobica follia; infine, il matto del paese, ZvanMAtt, che sfida e subisce il potere del sindaco, del ricco proprietario terriero e dell’industriale di turno
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La vera storia di una ragazza anoressica e bulimica che, senza sconti, senza parsimonia, si apre e racconta gli angoli - anche quelli più crudi, scandalosi - di una vita dilaniata. Nel cibo, e nella negazione del cibo, nell'autolesionismo e nei complessi rapporti famigliari, Sara cera se stessa, morbosamente.
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Un saggio scioccante sulla natura della guerra, gli orrori che essa infligge alle persone e a tutti gli esseri viventi. Un saggio fotografico di più di centottanta fotografie di trincee, soldati mutilati, principi imbellettati, soldatini giocattolo, città rase al suolo, che racconta chi fa la guerra, chi la guerra la ordina e poi sta a guardare, chi la guerra la subisce, chi di guerra muore. Un classico del pacifismo globale acclamato da scrittori, artisti e intellettuali, come Otto Dix, George Grosz, Kurt Tucholsky, la stessa Sontag, o Bertolt Brecht che se ne ispirò direttamente per il suo Abc della guerra. Un vademecum che ognuno dovrebbe avere nella propria biblioteca, da sfoderare ogni volta che le trombe sempre roboanti dei guerrafondai riprendono a starnazzare e le loro lingue a battere sul tamburo.
Ogni fotografia è accompagnata da una didascalia dove la malvagità dell’ideologia militarista è scorticata e derisa in ogni pagina.
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Nel paese di Azzup, la regina Grazia ha imposto la sua legge: ogni cosa e ogni animale deve profumare, ma Porcello continua a sognare pozze di fango, melma e puzze di tutti i tipi. Quando il maialino scopre di non essere il solo, insieme all’amico Trogolo fonda il Puzza Club: un ritrovo segreto di animali che vogliono essere liberi di sentirsi loro stessi (anche se c’è da tapparsi il naso). Ma cosa succede quando il loro segreto viene a galla? Come la prenderà la regina dal manto bianco come una nuvola?
OSPITI 2024

Compagnia teatrale il Borghetto: gruppo storico del panorama mirandolese, si sono esibiti con diverse vignette comiche, impressionando il pubblico presente con la tipica ironia del Borghetto, espressa, necessariamente, in dialetto.
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Compagnia teatrale Circolo Politeama: da anni si sono riuniti gli attori sammartinesi, e non intendono fare altro che divertire il pubblico, sia esso di Mirandola o di San Martino Spino.
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Compagnia teatrale il FataMorgana: guidati dalla docente Sandra Moretti, il gruppo del FataMorgana si è esibito con alcune letture dantesche, interpretate dai singoli attori con maestria e commozione, perché anch'essi, attraverso la lettura, hanno ripercorso il famoso viaggio tra inferno, purgatorio e paradiso.


Teatro
Musica
ThisPari: con brani tratti dalla raccolta chiamata Ninfea, l'artista si è esibito toccando gli animi del pubblico, non tuttavia con violenza, ma con leggerezza, sfiorando i cuori e lasciando al suo passaggio armonia e sentimenti su cui riflettere.
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MeTeO: già vincitore del SayFestFano si è esibito a Mirandola portando sul palco del Cantastorie grinta, passione e coinvolgimento puro. I brani, tra l'ironico e l'introspettivo, hanno fatto tanto esaltare il pubblico quanto riflettere.
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Platone: nonostante fosse la prima esibizione, Riccardo Platone ha impressionato tutti con il proprio talento musicale.
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Fra Betti: vincitore del premio musicale del festival, per voto della giuria popolare, si è esibito con alcuni brani tratti dall'album Incendio. Ecco, si può a buon ragione dire che il palco, dopo l'esibizione di Fra Betti, è proprio andato a fuoco.
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Ospiti speciali:
D.O.A. band: rock, rock e ancora rock. Bisogna ribadire un concetto: Dead Or Alive band è puro rock. Veterani del settore, hanno tenuto il palco del Cantastorie Festival come veri professionisti del settore.
Bob Corn: una leggenda nel panorama musicale di nicchia e non solo. Presente come colonna sonora in serie tv di successo come Bangla, andata in onda sulla televisione nazionale, è un cantautore tanto eccezionale quanto eccentrico. Sul palco del festival si è esibito con brani della tradizione folkloristica irlandese
Poesia


Elena Coni: poetessa, docente, incredibile amante di quel genere di cui è anche autrice. Le liriche lette sono state tratte dalle due opere dell''autrice, Assonanze e Sinfonie dell'Anima. Intense e profonde, le poesie di Elena Coni hanno impressionato il pubblico, lasciando il messaggio che parola e scrittura siano la strada per la salvezza.
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Filippo Reggiani: da menestrello del Cantastorie Festival ha assunto anche le vesti di poeta, interpretando insieme al pianoforte di Simone Calanca alcune liriche tratte dalle sue due opere, De Culpabili Amore e Gioie e Lamenti di un Cantastorie. Musica e voce si sono uniti, per infondere nel pubblico la catarsi che solo la poesia è in grado di evocare.



