Edizione 2025
Il Cantastorie Festival di Mirandola, giunto alla sua seconda edizione, ha ribadito nel 2025 la sua vocazione di evento culturale diffuso tra poesia, editoria, musica e spettacolo. La rassegna, coordinata dal Circolo Politeama di San Martino Spino e sostenuta dalla comunità locale, si è svolta nel Polo Culturale “Il Pico”.
Il format ha intrecciato presentazioni di libri, incontri con autori, workshop e momenti di performance serali con spettacoli poetici e musicali.
Venerdì 30 maggio, cioè la prima giornata di festival, ha avuto un avvio comunitario con la premiazione di due concorsi poetici: Il sorriso di Miriam dedicato alle scuole del territorio e il concorso poetico nazionale Il Cantastorie aperto a voci emergenti. In seguito la serata è stata aperta da musica dal vivo, balli, poesie e intrattenimento.
Sabato 31 maggio, gli stand delle case editrici indipendenti hanno accolto il pubblico durante l’intera giornata. Nel pomeriggio si sono succeduti incontri con autori e autrici, tra cui un corso di scrittura creativa con Stefania Convalle e un approfondimento sui Canti Orfici di Dino Campana con Marta Martello e Gianluca Nespoli. La sera ha visto in scena Poesis et Circenses, un monologo/spettacolo poetico-visivo, e si è svolto il primo poetry slam della città.
L’ultima giornata, domenica 1 giugno, è stata dedicata nuovamente alle presentazioni editoriali e agli incontri con autori. Tra i nomi di rilievo, Gian Carlo Muzzarelli con L’amore moltiplica e Davide Barilli, noto giornalista e critico della letteratura cubana in Italia, hanno dialogato con il pubblico.
Se nella dimensione della parola scritta la poesia ha trovato, a Mirandola, un terreno fertile, è nella forma cantata e performativa che il Cantastorie Festival ha mostrato una delle sue traiettorie più contemporanee. Le serate hanno infatti confermato come la canzone d’autore, oggi più che mai, sia uno dei luoghi privilegiati in cui il verso torna a farsi pubblico, orale, condiviso.
In questo senso, la presenza di Julia Bee ha segnato uno dei momenti più riconoscibili del cartellone serale. La sua scrittura musicale, sospesa tra intimismo e osservazione del reale, si muove su una linea poetica che non cerca l’enfasi ma la precisione emotiva. In un brano eseguito durante la serata, la cantante affida alla voce un’immagine fragile e diretta:
«Siamo stanze senza porte / che imparano a restare aperte», versi che risuonano come una dichiarazione di poetica, dove la vulnerabilità diventa gesto condiviso.
Accanto a questa dimensione, Casteldurante ha portato sul palco una scrittura più narrativa, fortemente radicata nella tradizione del cantautorato italiano. Nei suoi testi la provincia non è sfondo, ma materia viva, spazio di conflitto e memoria. «Le strade che conosco mi conoscono meglio di me», canta in uno dei brani proposti, restituendo un’idea di appartenenza che dialoga in modo diretto con il contesto stesso del festival e con il pubblico presente.
Di segno differente, ma ugualmente incisivo, l’intervento di Periodo Blu, progetto che lavora su atmosfere rarefatte e testi ellittici, dove la parola si sottrae alla spiegazione per farsi suggestione. La loro poetica, affidata a immagini frammentarie, ha trovato uno dei passaggi più evocativi nella frase:
«Restiamo svegli dove il silenzio ha ancora qualcosa da dire», una dichiarazione che ben sintetizza la tensione tra musica e ascolto che ha attraversato l’intera rassegna.
Le serate hanno visto alternarsi anche altri cantanti e performer, provenienti da ambiti diversi ma accomunati da un’attenzione marcata al testo: autori che non utilizzano la parola come semplice supporto melodico, bensì come struttura portante del racconto musicale. In questo senso, il festival ha ribadito una linea curatoriale precisa: la canzone come forma di letteratura orale, erede diretta di quella tradizione dei cantastorie che dà il nome alla manifestazione.
Non è un caso che questa centralità della voce trovi una corrispondenza ideale anche nella tradizione classica e cristiana, dove il dire poetico è sempre stato atto pubblico e comunitario. Sant’Agostino, nelle Confessiones, scrive: «Cantare amantis est» — cantare è proprio di chi ama. Una definizione che sembra adattarsi perfettamente agli artisti saliti sul palco di Mirandola, per i quali la canzone diventa forma di relazione prima ancora che spettacolo.
Oltre alla musica, dove la poesia è stata portata sulle corde di uno strumento e cantata dalle voci di importanti cantautori, si è realizzato anche un altro passaggio: la poesia, vista sempre come momento di solitudine, è diventata comunità. È accaduto con il primo poetry slam di Mirandola, un evento che ha segnato un passaggio simbolico e culturale rilevante: la poesia come atto pubblico, come confronto, come presa di parola da parte delle nuove generazioni.
I giovani poeti saliti sul palco non hanno portato versi levigati per compiacere, ma testi necessari, spesso ruvidi, attraversati da inquietudini contemporanee, identità in formazione, urgenze linguistiche e civili. In questo senso, lo slam ha restituito alla poesia la sua funzione originaria: non ornamento, ma strumento di conoscenza e di relazione. Come scriveva Orazio, «miscere utile dulci»: unire l’utile al dilettevole. Qui, l’utile è stato il dire, il nominare il presente; il dilettevole, l’ascolto condiviso.
In una realtà come Mirandola, l’importanza di un simile gesto va oltre l’evento in sé. Dare spazio ai giovani significa riconoscere la poesia come forma di cittadinanza, come luogo in cui una comunità si guarda allo specchio attraverso le parole di chi la abiterà domani. Non è un caso che il pubblico abbia risposto con attenzione e partecipazione: perché in quei testi non c’era distanza, ma prossimità.
La tradizione lo insegna da secoli. Già Virgilio ricordava che «magnas inter opes inops», povero anche in mezzo a grandi ricchezze, è chi non sa dare voce a ciò che vive. Il poetry slam ha dimostrato il contrario: una comunità è ricca quando permette ai suoi giovani di parlare, di sbagliare, di osare.
Ma nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza una presenza spesso silenziosa e decisiva: i volontari. Il Cantastorie Festival si regge, nella sua interezza, su un’idea di cultura come servizio, costruita da persone che hanno scelto di donare tempo, competenze, energie, senza tornaconto personale. In un’epoca che misura tutto in termini di visibilità e profitto, il volontariato culturale rappresenta una forma alta di resistenza civile.
Qui, ciò che conta è il bene comune: l’aver creato uno spazio in cui poesia, musica e parola potessero esistere non come eventi isolati, ma come pratica condivisa.
Ai volontari del Cantastorie Festival va dunque riconosciuto un merito che è insieme culturale e umano: aver dimostrato che la poesia non vive solo nei libri o nei palchi importanti, ma nelle mani di chi costruisce, nell’ascolto di chi accoglie, nella dedizione di chi resta dietro le quinte. Non sibi, sed omnibus: non per sé, ma per tutti. È su queste spalle, solide e spesso invisibili, che Mirandola ha potuto raccontarsi — e continuare a farlo — attraverso la forza della parola.










Programma
Venerdì 30 maggio
Pomeriggio:
ore 17:00, premiazione dei concorsi poetici:
Il Sorriso di Miriam
Il Cantastorie
Dalle 21:00:
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Periodo Blu
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Monologo poetico di Anna Maria Farabbi
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Casteldurante
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Spettacolo a cura del Circolo Politeama: ballone e teatro dei ragazzi
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Nermina Ner
Sabato 31 maggio
Mattina:
ore 9:30, progetto poetico di Anna Maria Farabbi e Milena Nicolini
ore 10:00, apertura stand case editrici
Pomeriggio:
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ore 15:30, corso di scrittura creativa “La scrittura secondo i quattro elementi: Acqua, aria, fuoco e terra”; a cura di Stefania Convalle in collaborazione con l’Università della libera età
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ore 16:45, dialogo d’autori fra Tiziana Mazza e Tania Mignani
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ore 17:45, presentazione dell’opera “Mezzo litro di Latte” di Giacinto Bevilacqua
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ore 18:45, APERI-POESIA: dialogo poetico di Marta Martello e Gianluca Nespoli e interpretazione dei Canti Orfici di Dino Campana
Dalle 21:00:
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Jiulia Bee
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POETRY SLAM
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POESIS ET CIRCENSES di Silvio Sangiorgi
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Cristina di Falco
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The Shamblers band
Domenica 1 giugno
Mattina:
ore 10:00, apertura stand case editrici
Pomeriggio:
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ore 15.30, presentazione del romanzo “Seduti allo stesso tavolo” di Stefania Convalle in collaborazione con Amici della Biblioteca
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ore 16:15, presentazione del romanzo “La villa sulla scogliera“ di Francesco Baraldini
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ore 17:00, presentazione dell’opera “L’amore moltiplica“ di Gian Carlo Muzzarelli
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ore 17:45, “Dal buio alla luce. La rinascita di Sabrina” intervista a Sandra Piccinini a cura di Lara Cavicchioli in collaborazione con Donne in Centro
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ore 18:30, intervista a Davide Barilli in collaborazione con Amici della Biblioteca









I cantanti della II edizione de Il Cantastorie Festival
Ecco i cantanti della II edizione del Cantastorie Festival:

Platone torna per il Cantastorie Festival, reduce di un anno fatto di live, eventi e canzoni nuove.
Come l'anno scorso anche per l'edizione 2025 Platone accenderà il palco con emozioni, musica e tantissimo talento.

“Se vedi un albero blu… fallo blu.” (Paul Gauguin)
Periodo Blu è una band tarantina, figlia di influenze musicali variegate, miscelate, dove le armonie giocano e si combattono in un clima musicale inedito che va dell'alternative-pop all'hip-hop ed al funk, scardinando il concetto tipico di forma-canzone per valorizzare il lato narrativo, tale da generare un movimento sonoro organico e vivo.
La sezione ritmica è affidata a Santino Pisanelli alla batteria e a Michele Passariello al basso elettrico; alle chitarre elettriche e ai cori, di Giulio D’Alfonso; i testi e l’estetica sono il prodotto mentale di Giuseppe “Jason” Miani, voce principale e polistrumentista.

Nermina Ner, 24 anni e di Casumaro, si esibirà sul palco del Cantastorie Festival!
Andiamo però a scoprire la storia di questa emergente.
Nermina Ner, 24 anni e di Casumaro. Nel 2017 ha concorso al Tour Music Fest e negli anni successivi ha partecipato a vari provini come X Factor ed Area Sanremo, arrivando in semifinale.
Ha avuto poi l'occasione di lavorare alla produzione di un brano al Take Away
Studio di Benji & Fede. L’ingresso nella scena musicale ha effettivamente inizio con una serie di importanti singoli: “Acqua tonica”, “Offline”, “Loop” ,
“Mille pare” e “COMPRAMI feat “Fra betti” . Le ultime uscite invece sono “FAVOLE” e “Cicatrice in me”. Ci aspettiamo tantissime emozioni dall’esibizione di Nermina Ner

Julia Bee, cantautrice marchigiana classe 1989, madre di tre bambini, scrive canzoni che parlano di libertà, di resilienza, di interconnessione, di dolore e guarigione. Giulia inizia il suo percorso nel 2023, esibendosi in strada in giro per l’Italia, per poi arrivare nel 2024 a suonare in diversi festival e in diverse località. Julia Bee propone una musica fuori dal tempo, minima e allo stesso tempo essenziale, dove per trasmettere un messaggio bastano solo voce e qualche melodia.

Quando si dice rock nella bassa, si sta facendo il nome dei The Shamblers.
Giovani, grintosi e con tanta energia da spaccare ogni palco su cui hanno suonato, i The Shamblers sono una band nostrana, che si è già esibita in diverse occasioni, tanto nella zona quanto lontano da casa. Li aspettiamo per il Cantastorie Festival, perché ci portino nel magico mondo del Rock!


Niccolò Rossi, 20 anni e originario di Urbania nelle Marche, è il nome di battesimo del cantante che noi meglio conosciamo come Casteldurante. A Niccolò piace scrivere canzoni per raccontare storie in cui le persone possano riconoscersi. La sua musica è fatta di immagini forti, parole scelte con cura e melodie che restano. Esse sono come lettere mai spedite, come storie attorno ad un fuoco: con l’idea che qualcuno, da qualche parte, le stia aspettando per scaldarsi.
Casteldurante è stato scelto come nome d’arte perché suona come un posto lontano, ma anche familiare. Un luogo che forse non esiste, ma in cui vale la pena perdersi. Aspettiamo allora Niccolò, aspettandoci una serie di canzoni legate alla poesia, alla magia dell’intimità in cui siamo certi anche noi ci riconosceremo.

